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lunedì 13 settembre 2010
Gestire e non subire la comunicazione
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domenica 12 settembre 2010
… In stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia
di Giovanni Lombardi
Il post di Fabiola Mancinelli pone l’accentro, secondo il suo modo di vedere, sulla distinzione netta tra recupero del centro storico di Guardia Sanframondi e il recupero del sapere riguardante i Riti settennali di penitenza. Per lei i due obiettivi camminano su binari separati e rimane scettica sulla mia affermazione che “la sola soluzione praticabile, per il recupero del centro antico, sia l’inserimento dei Riti nella lista dell’Unesco”. Per lei l’inserimento nell’elenco del patrimonio immateriale dell’UNESCO non prevede finanziamenti ad hoc. Forse l’attenzione che ne deriverebbe potrebbe essere uno stimolo a “correre ai ripari” da parte delle nostre varie amministrazioni (comunale, provinciale, regionale)…
In un mio precedente post su questo blog dell’ottobre 2009 indicavo quattro priorità da attivare subito e suggerivo di:
- 1) informare
- 2) monitorare
- 3) collaborare
- 4) rimodulare il quadro normativo
Possono essere messi in atto iniziative d’informazione e sensibilizzazione partendo dalle amministrazioni locali, dalle Pro loco, dalle APT e dalle Associazioni rispetto al contenuto della Convenzione, all'importanza del patrimonio immateriale, alla sua delicatezza e ai modi più corretti per gestirlo. Nonché sull'importanza di coinvolgere tutta la comunità nella gestione del patrimonio immateriale. Monitorare le azioni di tutela su tale patrimonio come d'altronde si fa con il patrimonio naturale e materiale. Avviare progetti di collaborazione tra istituzioni culturali, pubbliche amministrazioni e società civile al fine di identificare, catalogare, conservare e trasmettere il patrimonio immateriale. Infine rimodulare il quadro normativo di riferimento per la gestione del bene o del patrimonio immateriale così come avviene in campo ambientale e di tutela per i beni materiali.
Bene, nel rispondere al post di Fabiola, che pone concreti problemi operativi, voglio fermarmi a valutare il punto quattro che prevede la rimodulazione del quadro normativo.
Certo l’Unesco non prevede finanziamenti ad hoc ma nel rimodulare il quadro normativo si possono individuare e intercettare finanziamenti proprio con le amministrazioni a iniziare da quella comunale e provinciale e regionale poi; perché il centro antico di Guardia è correlato strettamente con lo svolgimento dei Riti settennali e con la sua storia, basta citare, come esempio, il percorso processionale nel suo interno o la presenza delle Chiese dei Riti dei vari rioni. Uno spazio urbanistico che gli inglesi, con brutto termine cinematografico, chiamano location … l’ambiente e l’ambientazione in cui si svolgono i Riti. Per me privarsi del centro storico come ambientazione urbanistica significa ‘decontestualizzare’ i Riti che perderebbero parte della loro essenza e del loro fascino misterioso … questo, in qualche modo, quello che deve essere impedito.
sabato 11 settembre 2010
lunedì 6 settembre 2010
Ritisettennali. Ieri la processione e la chiusura della lastra
di Giovanni Lombardi.
Sabato 21 agosto 2010, abbiamo potuto vedere la semplice e austera processione di penitenza, formata dal Clero locale e dalle Associazioni cattoliche, che ha raggiunto il Santuario, dove si è svolta la rituale procedura della 'apertura della lastra'. E', in pratica, come s’intuisce, l'apertura materiale della porta in vetro che chiude la nicchia ove è riposta, di settennio in settennio, la statua della Madonna dell'Assunta. Tre diverse chiavi sono introdotte in altrettante serrature rispettivamente dal parroco, dal sindaco e dal più anziano del comitato dei Riti settennali. Mentre il suono tipico dei campanelli s’intensifica ... è aperta la lastra, una commossa ovazione e un prolungato, sentito e liberatorio applauso nel momento in cui il vetro della nicchia è spalancato e... mostra la statua dell'Assunta.
Il significato della caduta del trasparente diaframma che separa i fedeli dalla statua segna una delle possibili chiavi di lettura dell'intera manifestazione. Questa gestibile vicinanza diretta, possiamo dire, senza interposta separazione, quasi viso a viso, direttamente … porta a parlarle, a pregarla, a chiedere e a chiedere perdono … Umana confessione, comunione e purificazione collettiva che diventano, ogni sette anni, la possibilità di stabilire un contatto.
I termini 'apertura della lastra' e la conseguente ‘chiusura della lastra' indicano i momenti significativi nei quali la statua della Madonna dell'Assunta è coinvolta nell'evento, divenendone protagonista indiscussa.
Nel santuario, dopo la processione generale, la statua rimane esposta dai sette ai quindici giorni e in tutto questo periodo i fedeli si avvicendano giorno e notte sia per pregarla sia per custodirla 'a vista'.
La domenica seguente a questo periodo (ieri domenica 5 settembre 2010 dopo la messa delle ore 17,00) una contenuta, intensa e particolarissima processione si è svolta sul piazzale del santuario di Guardia Sanframondi. Pochi conoscono questa 'appendice' processionale, infatti, si può dire che la partecipazione, è ad esclusivo appannaggio della popolazione residente. La statua dell'Assunta, sempre precedura dai cmpanelli, viene portata in processione nel contenuto spazio antistante il santuario, viene 'trattenuta' dai fedeli davanti all'ingresso del santuario quasi a non volersene staccare ... con lo sguardo rivolto verso valle e le spalle al santuario poi, lentamente, a ritroso l'Assunta viene portata nella sua chiesa, si chiude la 'lastra' della nicchia seguendo lo stesso cerimoniale per l'apertura. I riti settennali 2010 sono, a questo punto, ufficialmente terminati.
Approfondimenti: www.ritisettennali.info
sabato 4 settembre 2010
Il Centro antico e la trasmissione del sapere riguardante i Riti
di Fabiola Mancinelli
Ti scrivo per esprimerti, sostanzialmente, il mio disaccordo su questa candidatura. Un dissenso che non sorge, ovviamente, da una considerazione dei Riti come inadatti a riassumere l’idea di patrimonio immateriale formalizzata dall’UNESCO. Tutt’altro. So bene che, per molti versi, essi rientrano perfettamente in quella definizione. Tuttavia, mi chiedo e ti chiedo: quale sarebbe l’obiettivo di un tale, eventuale, riconoscimento?
C’è una cosa che mi sembra importante in questo processo, ed è sicuramente lo sforzo di formalizzare la tradizione, di fissarla in dei documenti, per salvarla dal tempo e dall’oblio. In un tuo articolo pubblicato su ViviTelese ti chiedevi giustamente: In quale ‘contesto urbanistico’ si svolgeranno i futuri riti penitenziali tra sette, quattordici, ventuno anni? Come si potranno tramandare di generazione in generazione? Come si potranno costantemente ricreare in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia? Tuttavia, io credo che in queste parole si stia facendo di due una: per me si tratta di due questioni separate - una riguardante il degrado del centro storico e l’altra la trasmissione del sapere riguardante i Riti – e che la prima si ponga in maniera più urgente delle altre. Rimango scettica che, anche per salvare il centro storico, “la sola soluzione praticabile sia l’inserimento dei Riti nella lista dell’Unesco”.
Il centro storico è sicuramente uno degli elementi dei riti, ma lo è più fortemente ancora dell’identità guardiese, al di là dell’appuntamento settennale. Non è certo chiudendo il centro storico che si intacca lo spirito dei riti, giacché quelle stradine di pietra rimangono uno scenario, suggestivo, preziosissimo, ma non inerente direttamente “le pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi”. Sicuramente, vedere quei cancelli ha provocato pena, indignazione, rabbia. Ma la dà anche vedere quei percorsi segreti (‘r c’rill) aperti ai napoletani in gita della domenica per mancanza di alternative. In quanto a loro, i riti non hanno subito stravolgimenti; sicuramente hanno portato sotto gli occhi di tutti lo stato di abbandono in cui è ridotto il nostro paese.
Ho una modesta conoscenza di meccanismi dell’Unesco, per il fatto di star svolgendo una tesi di Dottorato su una cultura la cui arte artigiana è stata da poco dichiarata Patrimonio Immateriale (Zafimaniry- Madagascar) e per essere legata emotivamente ad una festa catalana, la Patum di Berga, anch’essa rientrata nell’elenco dal 2005.
Queste piccole ma significative esperienze, in due contesti diversi ma in cui ho ritrovato gli stessi effetti collaterali – nel primo desiderati, trattandosi di un paese povero; peccato non poter dire lo stesso del secondo- mi hanno fatto maturare una convinzione che, ci tengo a precisare, è antecedente a questa riflessione sui nostri riti: l’inserimento nell’UNESCO è solo una grande operazione pubblicitaria. Di prestigio, sicuramente, ma di puro marketing. La dichiarazione servirebbe semplicemente a far arrivare più gente. Quello che, sì, potrebbe rimanere a noi è tutto il lavoro di raccolta e catalogazione dell’informazione, quella preparazione del dossier di candidatura che rappresenta un ottimo momento per riflettere sulla propria identità. A condizione che sia fatta come iniziativa comunitaria.
D’altra parte, non credo che dall’Unesco ci si potrebbe aspettare un appoggio per il risanamento del centro storico. L’inserimento nella lista del Patrimonio, infatti, per quello che ne so, non prevede finanziamenti ad hoc, nonostante includa alcune attività volte alla salvaguardia di aspetti specifici dei saperi oggetto della dichiarazione. Forse l’attenzione che ne deriverebbe potrebbe essere uno stimolo a “correre ai ripari” da parte delle nostre varie amministrazioni (comunale, provinciale, regionale)…però mi sembra che la questione sia in ballo da svariati anni e nessuno sia stato in grado di avanzare proposte serie per il recupero del nostro patrimonio architettonico. Fino ad arrivare ad un punto che sembra quasi di non ritorno. Ciononostante, ripeto, credo che la questione del centro storico poco abbia a che vedere con i riti, perché non ci sono elementi rituali (se non la chiesa e il suo sagrato) direttamente connessi con lo spazio in cui si svolgono le processioni.
venerdì 27 agosto 2010
Ritisettennali. La proposta continua ...
di Giovanni Lombardi
Il video Ritisettennali Intangible Cultural Heritage 2010 continua a coltivare, on line, la proposta di inserimento dei Riti settennali di penitenza nell’elenco del patrimonio immateriale dell’Unesco. Le immagini dei riti 2010 sottolineate dal coinvolgente brano di Zero Project tentano di raccontare, in poco meno di cinque minuti, la manifestazione guardiese. Una sorta di ideale continuazione del primo video Ritisettennali Intangible Cultural Heritage 2003.
I Riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta sono stati tramandati di generazione in generazione; ogni sette anni sono costantemente ricreati dalla comunità guardiese e dalle comunità limitrofe, in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia. L’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, ha costituito, all’interno della sua Divisione del Patrimonio Culturale, una sezione dedicata al Patrimonio Immateriale per l’individuazione dei patrimoni immateriali d’interesse mondiale meritevoli di essere considerati come ‘capolavori del patrimonio immateriale dell’umanità’.
Partendo da questa constatazione, il progetto www.ritisettennali.info ha attivato, in rete, dal 2006 una serie d’iniziative per favorire la condivisione e la discussione sulla possibilità dell’inserimento dei riti settennali nell’elenco del patrimonio immateriale dell’Unesco.
Il sito dei riti settennali
La condivisione della proposta
Il Blog di ritisettennali
Canale Video di ritisettennali
Downloads
Documenti
I ritisettennali 2010
venerdì 18 giugno 2010
I campanelli
di Giovanni Lombardi
In sostanza si tratta di due campane, una più piccola dell'altra agganciate a un robusto sostegno di legno con due impugnature metalliche laterali che ne consentono una facile presa e trasportabilità. I campanelli sono conservati nel Santuario dell'Assunta sotto la nicchia ove è riposta la statua della Madonna e sono utilizzati solo in tre precise occasioni:
- - per intercedere la Madonna dell’Assunta in caso di calamità naturali;
- - in occasione delle processioni penitenziali;
- - per effettuare le questue rionali.
La tradizione vuole che i campanelli siano stati rinvenuti con la statua, il manufatto più grande reca la scritta 'Jesus Maria 1048' questo è almeno sicuramente l'anno della fusione, mentre su entrambe le campane sono incise i nomi di 'Assunta e Pietro Pascale' con molta probabilità, sono i nomi dei possibili offerenti dei campanelli all'Assunta. Entrambe le campane sono decorate con semplici motivi a rilievo e presentano sul lato destro l'immagine della Madonna. Questi elementi, ma soprattutto la data, fanno appunto pensare ad un loro presunto ritrovamento insieme alla statua.
Nell’anno della celebrazione dei riti settennali di penitenza, la prima domenica dopo il 26 Maggio, festività di San Filippo Neri, patrono di Guardia Sanframondi, i rioni iniziano la questua ( l’unica forma di finanziamento della manifestazione). Com’è tradizione, al termine della Messa ordinaria delle ore 8.00 nel Santuario dell’Assunta i rappresentanti del rione, su invito del Parroco, prelevano i campanelli dal loro alloggiamento e, dopo una breve benedizione, vengono portati fuori dal Santuario dove ritorneranno verso mezzogiorno e riconsegnati al Parroco. Questa procedura è identica e si ripete per i quattro rioni.
In questo 2010 la sequenza è stata:
Mercoledì 26 Maggio Festività di San Filippo Neri
Domenica 30 Maggio uscita campanelli e questua del Rione Croce
Domenica 06 Giugno uscita campanelli e questua del Rione Portella
Domenica 13 Giugno uscita campanelli e questua del Rione Fontanella
Domenica 20 Giugno uscita campanelli e questua del Rione Piazza
... ' E, in vero, un fremito corre per le vene al suono di quei campanelli; i corpi si curvano come sotto l'impulso d'una forza misteriosa; una compunzione sincera, una profonda emozione si impossessa del cuore umano... Coi rintocchi or celeri or lenti, fanno provare all'uomo ogni più svariato affetto: fanno vedere l'abisso della nullità umana, fanno sentire il fascino delle celesti cose' ...
Così, poeticamente, Padre Adolfo De Blasio descrive la loro uscita e la loro sonorità molto particolare. La religiosità popolare attribuisce ai campanelli il compito di convocare la comunità per una pubblica preghiera. Il primo importante simbolo dei Riti è quindi, di tipo sonoro, il tipico suono ritmato dei campanelli che accompagnerà gran parte dello svolgimento della manifestazione guardiese.